Wau Wau Collectif - “Yaral Sa Doom” (Sahel Sounds / Sing A Song Fighter, 2021)

Wau Wau Collectif

Prima il cellulare e poi WhatsApp nell’Africa Subsahariana, da un punto di vista etnomusicologico, possono essere considerati mezzi fondamentali nel processo di creazione e di diffusione della musica degli artisti locali. Da più di dieci anni la Sahel Sounds di Christopher Kirley, inizialmente solo blog e poi anche etichetta discografica, testimonia questa relazione tra la tecnologia mobile (cellulare/whatsapp) e la musica dell’Africa Occidentale: ne sono la prova i vari volumi, pubblicati nel biennio 2010/2011, della compilation “Music from Saharan Cellphones” e la serie di EP usciti in formato solo digitale nel 2020 a nome “Music from Saharan WhatsApp”. Karl Jonas Winqvist, musicista e archeologo musicale svedese, con il progetto Wau Wau Collectif ha indagato ulteriormente questo aspetto sociale e musicale dell’Africa Occidentale. Se vogliamo, è andato oltre il lato meramente conoscitivo e di studio. Non ha fatto solo un lavoro di ricerca delle fonti ma ha creato del materiale artistico in prima persona collaborando con la comunità artistica locale, quella di un piccolo villaggio di pescatori della costa senegalese (Toubab Dialaw): musicisti, percussionisti (importante il contributo di Ndongo Faye), poeti, beat maker. WhatsApp diventa quindi centrale, via cellulare Winqvist dialoga con Arouna Kane: riceve, scambia le registrazioni delle session svoltasi al Ridial World Studio dove i brani del Wau Wau Collectif hanno preso forma nel marzo 2018. Winqvist, che non sa né il francese né il Wolof (una delle lingue ufficiali del Senegal), parla con la musica, “all’inizio era quasi come parlassi con le persone attraverso le percussioni” racconta il musicista svedese a Le Gri Gri Radio. Ma, a parte le barriere linguistiche, tutti i musicisti senegalesi(e non solo - Mouhamodou, per esempio, è un tassista di Toubab Dialaw), che hanno partecipato alla realizzazione di “Yaral Sa Doom” (così si chiama l’album del progetto, in Wolof significa “educare i giovani”), hanno fatto parlare una terra e la realtà sociale di cui sono protagonisti. Tra poetica sufi, ritmi della tradizione, beat elettronici, dub, spiritual jazz e cori di bambini. Musica senza frontiere, per davvero.



Monica Mazzoli

( 2021-03-07 )