Cyril Cyril: quando il ritmo è nella contaminazione di stili

Cyril Cyril

Ritmi camaleontici e tarantolati: i Cyril Cyril, duo di Ginevra, pestano come dei pazzi, ti fanno quasi credere di trovarti davanti a un(a) “band(a)” di cinque elementi (o forse di più). Cyril Yeterian (ex Mama Rosin, trio cajun blues) e Cyril Bondi (Plaistow, Insub Meta Orchestra), dal 2017 ad oggi, sperimentano nuovi modi di far uscire il suono, il groove da strumenti che hanno ormai una forte caratterizzazione sonora nell’immaginario comune: banjo, percussioni, organo, chitarra. Questa strumentazione, con pedali ed effettistica varia, diventa altro, racconta qualcosa di diverso, di difficilmente catalogabile: un folk con radici nei posti più disperati e dalla vena follemente psichedelica (non in maniera convenzionale, però). “Certaine Ruines”, il disco d’esordio pubblicato nel 2018 grazie a una coproduzione tra la francese Born Bad Records e la svizzera Bonjo Joe Records (che poi è di proprietà dello stesso Yeterian), è un’esplosione ritmica dalle mille anime: africana, mediorientale, kraut: le stesse coordinate che si possono trovare nel nuovo disco di prossima uscita ad ottobre, “Yallah Mickey Mouse” perchè il duo (che sembra sempre in quattro o cinque) cerca - ancora una volta - di percorrere la via meno facile: suonare il banjo come se fosse un bouzouki o un krar, giocare sui contrasti tra oriente e occidente (“Yallah Mickey House” è il miglior titolo possibile, in tal senso) e alternare cantato in francese e arabo. Brani come “Les Gens” o “Al Boustan” sono la naturale conseguenza di questo approccio, sempre personale e mai banale.



Monica Mazzoli

( 2020-09-26 )