Il suono astrale della NCY Milky Band: fluttuare tra jazz, soul e funk

NCY Milky Band

NCY come NYC. I francesi della NCY Milky Band si divertono a giocare con gli acronimi: NCY - in questo caso - sta per Nancy, città di origine del gruppo che diventa una sigla (a tre lettere) come la ben più famosa “NYC” (ossia New York City). A dirla tutta, il quartetto del Grand Est un po’ newyorkese lo è, ha quel tocco cosmopolita, urbano da backing band: la NCY Milky Band è - forse - la formazione musicale più rappresentativa del suono della BMM Records, etichetta (di Nancy, ovviamente) che è la fotografia migliore possibile di quello che succede nella scena francese più “black” nell’anima (La Récré, The Storm Watchers). La NCY Milky band - sempre in bilico tra jazz, soul, hip hop ed elettronica - ne è la band simbolo e ha uno stile difficile da finire. “On oscille entre jazz et soul” dice Louis Treffel (tastierista del gruppo) in un’intervista e - forse - ha ragione: fa bene ad usare il verbo “oscillare” perché la musica della quartetto francese dondola, fluttua come una navicella nello spazio. Si muove astralmente tra pulsazioni funk (un po’ alla Janko Nilovic di “Rythmes Contemporains”) e cremosità soul-jazz alla maniera dei Cortex di “Troupeau Bleu”: nei brani dell’EP “Billy & Bess” del 2017 e anche in quello del più recente “Our Gurus” del 2020 (un disco di cover, tributo alle fonti di ispirazione della band) il quartetto vive il suono a 360 gradi: la NCY Milky band - Louis Treffel (tastiere), Antoine Léonardon (basso), Quentin Thomas (sax) e Paul Lefevre (batteria) - ha un groove che esonda come un fiume fuori dagli argini. Una mina vagante del ritmo.

“Billy & Bess” (2017)


“Our Gurus” (2020)



Monica Mazzoli

( 2020-04-25 )