Esordio da solista di Junius Paul, anima ritmica della scena jazz di Chicago

Junius Paul Ism cover 2019

La scena jazz di Chicago degli ultimi anni è sempre in continuo fermento, foriera di idee e progetti: una comunità forte, collaborativa di musicisti, artisti legati tra loro ha dato vita a tanti circoli creativi, compositivi che spesso (o quasi) passano da un’etichetta discografica come la International Anthem. È il caso di “Ism”, disco d’esordio da solista di Junius Paul, dal 2002 anima ritmica (bassista, contrabbassista) in numerosi gruppi - membro, per esempio, della band di Makaya McCraven o faccia della nuova generazione nell’Art Ensemble of Chicago.

La produzione discografica, in uscita il 22 novembre 2019, pur essendo il debutto di Paul, è alla fine l’ultima tappa di un lungo percorso di “gruppo” iniziato nell’estate del 2016: l’alchimia compositiva è nata nel corso di numerosi live e session, durante le quali Junius Paul ha lavorato insieme ai suoi musicisti e collaboratori di lungo corso (tra cui Vincent Davis, Justin Dillard, Corey Wilkes, Isaiah Spencer, Tomeka Reid, Marquis Hill, Irvin Pierce, Shanta Nurullah e Makaya McCraven ) - la sua “famiglia musicale allargata” come la chiama in un’intervista ad Afropunk.com:

“Ho una lunga storia con ogni musicista con cui ho suonato su Ism. Dal jazz d'avanguardia al straight-ahead jazz, al gospel, soul, hip-hop e altro ancora, sono stato fortemente influenzato non solo dalla musica ma anche dai musicisti di questi generi che ho potuto ascoltare e con i quali ho potuto fare musica. La musica del passato avrà sempre un posto nella musica del presente e del futuro, e questo vale soprattutto per il mio suono”.

“Asé"e “Baker's Dozen”, i due brani in anteprima su Bandcamp, sono due piccole gemme di pura bellezza: il primo più psichedelico, spiritual jazz; il secondo pieno di groove con beat e loop. Il “chicago sound” si fa sempre più interessante, l’attesa per nuove uscite discografiche diventa sempre più grande.



Monica Mazzoli

( 2019-11-02 )