Peel Dream Magazine: un collage di suoni tra popdelia e shoegaze
Nel 2018 il progetto homemade del newyorkese Joe Stevens, chiamato molto romanticamente Peel Dream Magazine come tributo al mai dimenticato DJ radiofonico della BBC John Peel, era un sogno a occhi aperti che diventava realtà: un giocattolo popdelico, un po’ sognante e fanciullesco.
Musica pop eterea, astratta, esistenziale, lenta come un film in slow motion. Un collage di frammenti di melodie, di suoni, oltre la struttura classica della canzone pop: un post-pop in bilico tra echi kraut e vibrazioni psichedeliche, slowcore.
Negli ultimi due anni questo “post-pop”, però, è stato (s)travolto anche da ondate sonore distorte, chitarre deflagranti: è successo in alcuni brani dell’EP del 2019 (“Up and Up”) e sta avvenendo anche nei singoli - “Pill” e “Emotional Devotion Creator” - del nuovo album, “Agitprop Alterna”, in uscita il 3 aprile 2020. Un po’ come se gli Stereolab suonassero i brani dei My Bloody Valentine. E viceversa.
Dalla (post)popdelia allo shoegaze.
Monica Mazzoli
( 2020-02-29 )