Bobby Lee - “Shakedown in Slabtown” (Natural Histories, 2020)

Bobby Lee Shakedown in Slabtown cover

Bobby Lee, musicista inglese già nel giro dei GospelbeacH, è un vagabondo errante della musica, in viaggio tra Regno Unito e Stati Uniti. “Shakedown in Slabtown”, il suo album tutto analogico pubblicato per ora solo su cassetta dalla Natural Histories, è cosmico nel senso più ampio del termine, ha un’anima sonora che spazia idealmente tra profonda cosmic american music (un immaginario country visionario, psichedelico, blues, astrale), scenari chitarristici atmosferici, ambient - alla Vini Reilly (The Durutti Column) per intenderci - e un minimalismo strumentale, rurale (in bilico tra acustico ed elettrico) e che talvolta sfuma in sfondi ritmici dalla venatura elettronica, a suon di drum machine (i primi dieci secondi di “Heavy Friendz” potrebbe essere quelli di un brano dei Suicide). Un magma astrale: tutto può succedere, anche che “Join Me in L.A.” di Warren Zevon diventi l’ispirazione per una lunga jam esplosiva - “Join me in LA Boogie” - di undici minuti dal groove maledetto (con nell’anima Dr. John).



Monica Mazzoli

( 2020-09-07 )