J.H. Guraj - “Introspection/Migration” (Maple Death Records, 2020)

J.H. Guraj Introspection/Migration

C'è forza espressiva nel chitarrismo di J.H. Guraj, alias di Dominique Vaccaro, visual artist e musicista sperimentatore impegnato nel campo dell'elettroacustica, cresciuto nella comunità arbëreshë di Firmo (Cosenza) ma di stanza a Bologna. “Introspection/Migration”, secondo disco "chitarristico" a nome J.H Guraj per la Maple Death Records dopo “Underrated Glances At The Edge Of Town” del 2016, è un film di immagini sonore, oppure - ribaltando la figura retorica - una pellicola di suoni immaginifici: con la chitarra resofonica Vaccaro (già dal 2014, peraltro), suonando per certi aspetti all'american primitivism, narra mondi visivi di “migrazione” (come da titolo). Il suono blues minimale, sempre più primitivo, diventa rappresentazione introspettiva e percussiva (nel senso che colpisce nel segno) di paesaggi, luoghi vissuti nell'anima e sulla pelle. Con il suo modo di suonare Vaccaro fotografa l'intimo scorrere, il respiro dei posti in cui vive, la maniera in cui tocca le corde è un voler raccontare, cercare storie di vita attraverso suoni, rumori. “Introspection/Migration” è il connubio perfetto tra il concetto di field recordings e quello di chitarrismo naturalista (un neologismo di chi scrive per descrivere un fingerstyle chitarristico che descriva in maniera diretta il contatto con la natura e la rappresenti senza filtri).



Monica Mazzoli

( 2020-08-20 )