Julien Gasc - L'appel de la forêt (Born Bad Records, 2020)

Julien Gasc  L'appel de la forêt

Pop autoriale. Autobiografico ma universale, emotivo e passionale: “L'appel de la forêt” (2020), terzo album a nome Julien Gasc, è un disco con una forte cifra stilistica, nei suoni e nei testi. In questo lavoro, rispetto a “Cerf, biche et faon” del 2013 e “Kiss me, you fool !” del 2016, Gasc (componente degli art pop Aquaserge, ricordiamolo) diventa sempre di più autore e interprete della tradizione pop francese (“french pop” per usare un’etichetta), riuscendo però, come sempre, a sperimentare: unisce la classicità della forma canzone ( testi in francese, fatta eccezione per la cover di “Undying Eyes” di Chris A. Cummings) con una scrittura fatta da intrecci di sentieri psichedelici, pulsazioni, battiti dal groove viscerale che va a sfumarsi lentamente in cromature sonore soul e funk (anche nei duetti vocali di Gasc con Catherine Hershey). La genesi dei brani, come racconta lo stesso Gasc a Section 26, è stata accompagnata - non a caso - dall’ascolto dai The Moments: “ [The Moments] La band che ho ascoltato di più nell'ultimo anno e mezzo, ha persino accompagnato le mie sessioni di scrittura "cut-up" per i testi dell'album L'Appel De La Forêt. All'inizio avevo pensato di scrivere l'intero album in inglese, ma mi sono fermato a sei o sette tentativi, poi ho ricominciato in francese”. “L'appel de la forêt” è, però, parallelamente un lavoro molto verboso: pieno di parole, di dialoghi intensi, poetici, politici intorno all’amore: “De l'amour, l'amour qui est le principe à suivre/Surtout en ces temps tristes, en ces temps de misère, de misère sociale” (tradotto: “L'amore, l'amore che è il principio da seguire/ Soprattutto in questi tempi tristi, in questi tempi di miseria, di miseria sociale”) (Da “La Trêve internationale”). Il pop francese (ma non solo) dovrebbe essere sempre così, come questo nuovo disco di Julien Gasc.



Monica Mazzoli

( 2020-03-26 )