NEAL FRANCIS, “Changes” (2019)

Neal Francis Changes Cover Album 2019

Tirare in ballo il concetto di “manierismo” è sempre facile, più difficile analizzare in maniera profonda la natura di un disco. “Changes”, album d’esordio di Neal Francis - musicista trentenne di Chicago - potrebbe essere facile preda di una critica superficiale che tendenzialmente definisce come “derivativo” e “manierista” qualunque cosa si rifaccia a un passato musicale prossimo o remoto.

Francis, ovviamente (e nessuno lo nasconde), ha dei riferimenti sonori ben definiti - new Orleans R&B, Chicago blues, soul anni settanta - ed è, musicalmente parlando, un nipotino alla lontana di Allen Toussaint e Leon Russell.

Il particolare importante e significativo è, però, uno ed è fondamentale perché fa la differenza: le canzoni di “Changes” non sono artificiose, non sono tentativi di imitare uno stile, sono semplicemente la conseguenza naturale del bagaglio musicale di Francis, da sempre fin da piccolo immerso nel blues, soul, funk prima come ascoltatore e poi come musicista della band strumentale funk The Heard e turnista del figlio di Muddy Waters.

Dentro ogni brano c’è il musicista e la persona, che dopo un periodo di dipendenze varie, si racconta mettendosi a nudo in brani come “Changes e “These are the days” (“Changes running through my life/They get farther and farther behind me/I'm not answering for anything I did/Anymore, oh no” o ancora “They're gonna hang me high for my crimes//I got nothing to lose now, but this is I'm crying/Yes out of time, and I paid the price”). Questo flusso di coscienza è, però, sempre sostenuto sottotraccia da un’attitudine positiva, combattiva e vogliosa di far ballare, d’altronde Francis si fa accompagnare in cabina di produzione agli studi Killion Sound losangelini da Sergio Rios (Orgone, Cee Lo Green, Alicia Keys) e da una band formata da gente come Mike Starr (The Heard) e PJ Howard (The Revivalists, The Heard).

Un debutto vitale. Fortemente soul.



Monica Mazzoli

( 2019-11-10 )