Olivier Rocabois - “Olivier Rocabois goes too far” (Microcultures, 2021)

Olivier Rocabois goes too far

Olivier Rocabois è francese ma la sua musica parla inglese da sempre: il suo primo album da solista “Olivier Rocabois goes too far”, dal titolo mccartiano (“Paul Mccartney goes too far” è il disco sperimentale immaginato ma mai realizzato da McCartney in era Beatles), è “british” al cento per cento: pop con stile, idee, melodie. La scrittura e gli arrangiamenti, frutto di un lavoro creativo certosino, rendono semplice la complessità, la ricchezza delle scelte musicali di Rocabois, che vanno oltre lo standard compositivo classico del (guitar?) pop - "chitarra, basso, batteria" - preferendo un approccio progressivo, con un'orchestrazione perfetta delle singole parti: la produzione da camera, orchestrale di “Hometown Boys”, “My Wound starts Healing” (e degli arrangiamenti di Sébastien Souchois), l'architettura sonora baroccheggiante di “Let me Laugh like a Drunk Witch”, la voglia di sperimentare di “I'd like to make my exit with Panache”, la classicità autoriale di “Tonight I need” (insieme a John Howard). Niente è lasciato al caso.



Monica Mazzoli

( 2021-05-30 )