RVG - “Feral” (Fire records, 2020)

RVG Feral Album Cover 2020

Tutti lo sanno: il “pop con le chitarre” non va più da anni. Romy Vager e il suo gruppo - i RVG - sembrano francamente non curarsene: fuori dalle logiche mainstream, e anche underground volendo, mettono al centro del proprio universo sonoro le canzoni, la classicità guitar pop, ormai senza tempo. “Feral”, così si chiama il secondo album della band australiana, è un corpo estraneo nel panorama musicale attuale: melodie dolci, ariose, chitarre scintillanti, testi introspettivi ma venati di ironia. Tutte cose, insomma, che non si trovano poi così facilmente in un disco pubblicato nel 2020. Viene quindi normale fare i soliti paragoni con formazioni musicali del passato - The Go-Betweens o Echo & The Bunnymen - ma è un esercizio sterile e anche un po’ stupido. Conta l’oggi e nel presente i RVG e Romy Vager, mente ed anima del gruppo, sono e si sentono un po’ dei “selvaggi”, lontani da tutto quello che gira attorno alla scena indie: raccontano, animati da uno spirito quasi punk (che dal vivo si fa sentire particolarmente), storie vere di vita e lo fanno bene, come pochi in giro: “Alexandra” ha la potenza melodrammatica, quella di un film di Douglas Sirk o di Rainer Werner Fassbinder, nel saper narrare per immagini il senso di oppressione dell’emarginazione sociale, emotiva (“I’ve got a big hole in my heart/And spent a year just watching it bleed”); “Asteroid” e “Perfect Day” hanno il carattere agrodolce di molte canzoni pop: trasformano la malinconia in dolcezza o speranza (“Don't be concerned about what's going on outside, hey/Listen to me/It's such a perfect day”) come nelle “death songs” anni ‘50, ‘60 molto amate dalla Vager. Tutti i brani, comunque, hanno un suono maledettamente essenziale ma allo stesso tempo pulito, ricco di aperture melodiche. E anche in studio, agli Head Gap, e con alla produzione Victor Van Vugt (Pj Harvey, Nick Cave & The Bad Seeds, Beth Orton), la band riesce a mantenere la vena live, genuina del precedente “A Quality of Mercy” (2017), registrato quasi in presa diretta al The Tote, locale di Melbourne. Un secondo album, questo dei RVG, che conferma quindi a grandi livelli la scrittura di Romy Vager. Personale come al solito ma in maniera, però, universale. Non è da tutti.



Monica Mazzoli

( 2020-05-03 )